L’educatore museale e al patrimonio e la guida turistica, due professioni a confronto.

Riflessioni sugli emendamenti al DDL guide turistiche. 

Il DDL che disciplina la professione delle guide turistiche e i nostri emendamenti proposti ci permettono di riflettere e di mettere a confronto la professione dell’educatore museale e al patrimonio e quella della  guida turistica e di tracciarne differenti competenze e formazione.

 

 

In questi ultimi giorni si è parlato molto degli emendamenti proposti dalla nostra associazione di categoria in accordo con ICOM Italia per eliminare un comma del  DDL N° 2087  inerente alle linee guida per la professione della guida turistica. La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa AgCult e da giornali di settore. Le reazioni e i commenti sui social, in larga parte negativi verso le nostre richieste, ci spingono a fare chiarezza non solo sul contenuto degli emendamenti da noi proposti, ma soprattutto sulle due figure professionali fulcro della questione, ovvero quella dell’educatore e mediatore al patrimonio e quella della guida turistica, in egual modo essenziali e che dovrebbero convivere e collaborare nei luoghi della cultura e non accavallarsi o entrare in conflitto. 

 

Il 24 marzo è stato presentato dalla X Commissione Industria, Commercio, Turismo del Senato il Testo Unificato che disciplina la professione delle guide turistiche. 

Ci ha preoccupato e lasciato perplessi il seguente comma b dell’articolo 2 che recita: “Le guide turistiche possono conseguire ulteriori specializzazioni, tematiche o territoriali, attraverso i corsi di formazione:

b) per la didattica museale e le specifiche tecniche di comunicazione con persone diversamente abili, nonché per altri settori culturali e tecnici utili all’esercizio della professione.”

Su questo specifico passaggio abbiamo avviato una serie di riflessioni non solo a livello lessicale – poiché termini come “didattica museale” e “persone diversamente abili” sono superati ormai da diversi decenni – ma riteniamo poco idonei modi e tempi per l’acquisizione di specifiche competenze da parte delle guide turistiche. Corsi di formazione regionali, di 650 ore, previsti dall’articolo 6 del decreto legge, non sono sufficienti per gestire realtà complesse riguardanti i temi dell’accessibilità e dell’inclusione, tematiche attinenti alle educatrici e agli educatori al patrimonio culturale.

Le nostre preoccupazioni e perplessità sono state condivise da molti rappresentanti della comunità accademica, museale e scientifica, sono altresì stati informati gli Enti e le Associazioni che tutelano le persone con disabilità, nonché la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità) che hanno condiviso e sottoscritto la proposta di emendamento. 

Non spetta a noi entrare nel merito di tutto il disegno di legge, ma è abbastanza significativo quanto riportato da AGTA – Associazione Guide Turistiche Abilitate in un comunicato stampa: “anche stavolta si è riusciti a produrre un testo insulso, che distrugge completamente la professione, o quello che ne resta.”

A noi di AIEM preme spiegare, più da vicino, le motivazioni per le quali il testo del DDL metterebbe a rischio la professione dell’educatore museale e al patrimonio e porterebbe a una maggiore confusione di ambiti e di intervento tra queste due figure professionali. Il cuore del problema risiede nel fatto che, ad oggi, queste due professioni non sono normate e riconosciute giuridicamente, questo porta a caos e scompiglio. Il vuoto normativo sul riordino della professione di guida turistica va avanti da circa un decennio. Tale situazione crea innanzitutto confusione in merito ad ambiti di competenze e azioni all’interno dei luoghi della cultura e alimenta una difficile convivenza anche lavorativa, complessa già di suo, che oscilla tra precariato e volontariato.

L’educatore museale e al patrimonio è quella figura professionale che dovrebbe lavorare stabilmente nei dipartimenti educativi dei musei e dei luoghi della cultura, sviluppare progetti per le diverse tipologie di pubblici, costruire con questi percorsi e incontri duraturi nel tempo.  Dal 2005 la figura professionale dell’educatore museale è stata inserita dall’ ICOM nella Carta nazionale delle Professioni museali all’interno della quale vengono specificati: responsabilità, ambiti e compiti. Diversamente, la guida turistica ha il compito, per professione e previa abilitazione all’esercizio della professione, di accompagnare singoli e gruppi nella visita dei luoghi e siti di interesse culturale statali (musei, gallerie, scavi archeologici, nelle città d’arte) illustrando le attrattive storiche, artistiche, monumentali e paesaggistiche. Due approcci e due ambiti di competenze, evidentemente, molto differenti.

Molte istituzioni museali, a causa della mancanza di fondi, esternalizzazioni e lavoro precario, non hanno ancora dipartimenti educativi permanenti o stabili e per tale motivo collaborano con liberi professionisti, quali gli educatori museali e al patrimonio, per la conduzione di attività laboratoriali, per sperimentare nuovi percorsi educativi, per realizzare supporti didattici, per rinnovare le loro esposizioni, creare nuovi percorsi, con strumenti sempre diversi e innovativi,  e fornire supporto all’organico del museo in svariati ambiti (dalla ricerca alla cura dei rapporti con le diverse tipologie di pubblici  quali scuole, associazioni, comunità e persone con disabilità). 

Tutto ciò può essere garantito servendosi di figure professionali altamente specializzate e che hanno seguito percorsi di studi approfonditi; infatti, gli educatori museali e al patrimonio completano il loro percorso di studi post laurea attraverso master specifici e corsi di specializzazione che forniscono loro un bagaglio di conoscenze e competenze da mettere in pratica con le diverse tipologie di pubblici e che, nella maggior parte dei casi, colmano le lacune che musei, gallerie e siti archeologici hanno nei loro organici su tutto il territorio italiano.

Per decenni l’abilitazione per diventare guida turistica nel nostro Paese, alla quale si poteva accedere anche solo con il diploma di scuola superiore, era competenza delle regioni o delle province, le abilitazioni, a seconda dei casi, avevano valenza solo sul territorio provinciale o regionale. Una legge europea 97/2013 stabilisce che l’abilitazione a guida turistica ha valore su tutto il territorio nazionale, senza la necessità di ulteriori autorizzazioni, al fine di evitare disparità di trattamento rispetto ai professionisti degli altri Stati membri. Dal 2013 si registra un vuoto legislativo: le regole per l’abilitazione spettano alle regioni, ma l’abilitazione è estesa su tutto il piano nazionale. Nel 2017 il Consiglio di Stato ha sancito che essendo un’abilitazione nazionale deve essere lo Stato a legiferare e non le regioni, pertanto, in assenza di una riforma nazionale ha bloccato le abilitazioni alla professione.

Questo buco normativo e l’assenza della definizione di competenze professionali ha spinto negli anni educatori ed educatrici museali ad abilitarsi come guida guida turistica per poter esercitare in qualche modo la professione nei luoghi della cultura statali, andando ad incarnare così due anime: quella divulgativa – della guida turistica – e quella educativa dell’educatore museale. Accade anche il contrario, ovvero che molte guide turistiche, formate nell’ambito dell’educazione e della mediazione, svolgono anche la professione dell’educatore museale e al patrimonio. Esempi di questo tipo sono presenti anche tra i soci e le socie della nostra associazione di categoria; crediamo quindi sia possibile una compenetrazione tra le due professioni, ma solo attraverso conoscenze, competenze e formazione adeguate. 

Eppure capita spesso che i rapporti tra queste due professioni anziché essere collaborativi e di supporto portino ad attriti e contrasti. Questa difficile convivenza è stata registrata anche da noi in molte istituzioni museali e grandi città d’arte. 

Siamo convinti, invece, che l’educatore museale e la guida turistica siano ad oggi due figure di riferimento della fruizione del patrimonio culturale non antagoniste, ma complementari.

Hanno e devono mantenere ambiti diversi per accogliere e seguire al meglio i differenti pubblici o turisti garantendo così una sempre più alta qualità dei servizi. Come spesso abbiamo ribadito, la nostra associazione è nata non solo per tutelare e per chiedere il riconoscimento giuridico di chi si occupa di educazione e mediazione al patrimonio, ma anche per avviare riflessioni e confronti su molti temi, suggerire proposte e soluzioni alle tante difficoltà che affliggono il nostro settore e ci auguriamo che tale apertura sia condivisa anche dalle tante associazioni di guide turistiche presenti sul nostro territorio nazionale.

C’è ancora tanto da fare in termini di consapevolezza e conoscenze affinché siano così ben suddivisi ambiti di competenze e restituita identità alla figura professionale dell’educatore museale e al patrimonio e a quella della guida turistica.