I PROFESSIONISTI  E LE PROFESSIONISTE  DELL’EDUCAZIONE AL PATRIMONIO: UNA CATEGORIA CHE NON RIESCE AD AFFERMARE IL PROPRIO RICONOSCIMENTO.

Ambiguità e debolezze nei bandi di selezione per lavorare nelle realtà museali italiane.

AIEM – ASSOCIAZIONE ITALIANA EDUCATORI MUSEALI ribadisce l’urgenza di un riconoscimento ufficiale del professionista dell’educazione al patrimonio, in seguito alla pubblicazione di bandi di selezione e allo svolgimento di colloqui che evidenziano la scarsa conoscenza e considerazione, da parte delle istituzioni culturali italiane, di questi professionisti e professioniste.

 

Di recente alcuni bandi e colloqui per la selezione di tale figura professionale ha evidenziato ancora una volta il tema del mancato riconoscimento della professione, questione che AIEM sta sollevando in più sedi, facendosi portavoce dei tanti professionisti e delle tante professioniste dell’educazione al patrimonio che vivono situazioni e condizioni lavorative non più accettabili. Nell’estate della ripresa si paga il conto di scelte comode che nei lunghi mesi della pandemia e delle presenze “a singhiozzo” hanno lasciato a casa professioniste e professionisti senza attuare un vero ripensamento degli ingaggi.

Diversi musei sono alla ricerca di personale: proprio su questi casi si concentra l’articolo, mettendo in evidenza come bandi e colloqui ignorino punti fondamentali quali la formazione, le competenze e le relative mansioni.

Un bando di selezione sul quale AIEM – insieme a ICOM Italia- si era espressa all’inizio del 2022 è quello relativo alla selezione del personale presso il Complesso museale di Santa Maria della Scala a Siena. Il bando è dedicato alla ricerca di tre addetti alla didattica museale che devono  “occuparsi degli interventi educativi, percorsi e laboratori didattici adeguati a differenti fasce di utenti (scuole di ogni ordine e grado, privati, famiglie, adulti)”. Si evidenzia fin da subito l’utilizzo di un linguaggio improprio e anacronistico; le selezioni sono aperte a candidati che abbiano conseguito un titolo pari alla licenza media (!), trascurando completamente la formazione specifica necessaria per svolgere adeguatamente la professione di educatore e educatrice al patrimonio.

Anche l’Università di Siena, si era espressa negativamente su diversi punti del bando e la selezione del personale per il Complesso museale di Santa Maria della Scala a Siena si era poi interrotta sotto la pressione proveniente da più parti. Tuttavia a partire dallo scorso luglio si sono svolti i colloqui, senza garanzie di trasparenza in merito alla commissione esaminatrice e allo svolgimento della prova: “La commissione è rimasta anonima: non ha declinato le proprie coordinate istituzionali, né i nomi dei componenti erano conosciuti in alcun modo” – commenta un’educatrice museale che ha partecipato alle selezioni – e continua asserendo che “i colloqui erano svolti tutti a porte chiuse, non c’era la possibilità di far entrare un testimone”. 

Proseguendo l’analisi delle offerte lavorative per educatori ed educatrici al patrimonio  apparse negli ultimi mesi, il Museo Diocesano Tridentino  ha pubblicato un annuncio di lavoro per  un addetto/addetta ai Servizi Educativi e alla Segreteria. La risorsa dovrà occuparsi della gestione globale dei Servizi educativi – dalla progettazione alle prenotazioni fino alla formazione degli educatori e delle educatrici – ma anche della biglietteria e dell’invio dei report degli ingressi al museo, oltre che del coordinamento del personale di biglietteria.

La figura ricercata dovrà avere “una Laurea tra Beni Culturali, Scienze dell’educazione, Mediazione linguistica e culturale, Lettere, Storia, Dams – discipline delle arti della musica e dello spettacolo o affini, avere competenze in ambito amministrativo  e conoscere almeno una seconda  lingua. Grande assente la formazione specifica, considerata un plus e non – come dovrebbe essere – una condizione imprescindibile per chi si occupa di educazione. Lo stipendio? Non specificato.

È poi ancora attivo il bando per il reclutamento di un/a Responsabile dei Servizi Educativi della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, un ruolo chiave per questa istituzione, che negli anni ha portato avanti importanti progetti educativi dentro e fuori il museo. Al fine di ricoprire tale incarico le competenze e la formazione richieste appaiono sbilanciate rispetto al profilo ricercato e, in ultima istanza ma non per importanza, viene proposto un inquadramento economico afferente al CCNL Commercio – Contratto Collettivo Nazionale del Commercio, Livello III – e non quindi il più adeguato contratto Federculture. La risorsa ricercata per questo ruolo così complesso e importante avrebbe un contratto part-time, con la non meglio definita possibilità di un full-time nel prossimo futuro, qualora si ritenesse necessario. Per finire, il Responsabile/ la Responsabile dovrebbe occuparsi anche di fundraising. 

 

Quale situazione fotografano i bandi analizzati?

 

Pur riconoscendo indirettamente – e con un linguaggio non consono e aggiornato – l’importanza di una generica figura che si occupi dei pubblici vengono totalmente trascurate le competenze necessarie per poter svolgere questo ruolo complesso e sfaccettato (tema al centro del lavoro di AIEM).

 

Conosciamo da vicino tante situazioni che vedono professionisti e professioniste dell’educazione al patrimonio svolgere le mansioni più varie, tra cui la guardiania di sala e il servizio di biglietteria.

Le ragioni di tali richieste sono chiare: raggiungere un monte ore, poter contare su un inquadramento che permetta di sottopagare un professionista specializzato. O colpevole una scarsa conoscenza relativa alle specifiche competenze della figura professionale in questione. 

Il demansionamento del professionista dell’educazione al patrimonio nei luoghi della cultura emerge dunque dai citati bandi di selezione del personale e dalle testimonianze di chi già opera in questo settore e riveste tale ruolo. Talvolta è all’interno delle stesse istituzioni che il ruolo dell’educazione al patrimonio diventa ancillare rispetto ai saperi disciplinari, sganciato dalla progettazione scientifica, secondario anche nella progettazione di spazi, percorsi e servizi destinati ai pubblici, che sono invece il cuore della questione.

In un contesto di così scarsa chiarezza, per ciò che concerne il reclutamento degli educatori ed educatrici museali, si inseriscono anche gli episodi di contestazione e di allontanamento da quella che rischia di diventare una “professione a tempo determinato” non solo per la natura del contratto ma anche per i ritmi spesso insostenibili e dalla scarsa attenzione alla qualità del lavoro a tutto vantaggio della quantità. 

L’impegno di AIEM non è un’impresa in solitaria ma segue le orme dell’importante lavoro svolto da ICOM Italia; esiste infatti la Carta nazionale delle professioni museali ICOM, documento fondamentale, da considerarsi aperto ed in continuo divenire, come è la professione stessa dell’educatore museale e dell’educatrice museale e al patrimonio attenta alle persone e ai cambiamenti, sempre in ascolto e in evoluzione delle nuove esigenze di tutte e di tutti. La Carta nazionale delle professioni museali ICOM rappresenta ad oggi l’unico documento che chiarisce le competenze e il ruolo  per l’inquadramento delle professioni operanti nel museo. Non è sufficiente che sia un’indicazione, ma è indispensabile che la Carta delle professioni museali diventi un punto di riferimento normativo vincolante per l’assunzione dei diversi professionisti museali.

AIEM, prima e unica associazione di categoria in Italia, è nata proprio con l’intento di creare una rete tra i professionisti e le professioniste, per confrontarsi e sostenersi: il riconoscimento della professione è fondamentale per fare chiarezza nel difficile percorso di accesso a bandi di selezione, annunci e incarichi lavorativi adeguati alle competenze e alla formazione dell’educatore e dell’educatrice museale e al patrimonio.

I musei  e i luoghi della cultura sono per loro natura spazi democratici e inclusivi e devono considerare l’educazione come possibilità concreta e cruciale della propria mission.

AIEM invita i professionisti e le professioniste dell’educazione al patrimonio a condividere esperienze, segnalare bandi di concorso e selezioni del personale per unire sempre più concretamente le forze e pianificare tutte le azioni necessarie per ottenere un indispensabile riconoscimento del profilo di competenze della professione e dei contratti, unica meta che consentirà di difendere realmente i diritti di professionisti e professioniste qualificate, competenti e che meritano di sentirsi davvero parte integrante del luogo culturale in cui lavorano .

 

Per qualsiasi segnalazione, scriveteci a: info@educatoremuseale.it