L’educatore museale: formazione e professione

L’Associazione Italiana Educatori Museali lancia un questionario rivolto

alle professioniste e ai professionisti che si occupano di educazione al patrimonio

nei luoghi della cultura nel nostro Paese  

AIEM – Associazione Italiana Educatori Museali nata da pochi mesi con lo scopo di unire le educatrici e gli educatori del nostro paese, di portare all’attenzione pubblica questa professione poco valorizzata e di chiederne il riconoscimento giuridico ha redatto un questionario (CLICCA QUI PER COMPILARE) da sottoporre a chi si occupa di educazione museale e al patrimonio.

I diversi quesiti sono rivolti a chi conduce e/o progetta attività educative (visite museali, percorsi, attività laboratoriali creative) con lo scopo di reperire dati utili relativi la formazione e le tipologie di contratti in uso nelle diverse sedi culturali, sia pubbliche che private.

Questa fondamentale figura professionale ha il compito di valorizzare la componente educativa del patrimonio culturale, operando in modo integrato con la natura del patrimonio di riferimento (scientifico, artistico, archeologico, storico o naturalistico) assieme alle principali teorie pedagogiche e didattiche. In base alle caratteristiche e alle esigenze delle diverse tipologie di pubblici progetta e conduce percorsi educativi, avvalendosi di strategie e metodologie specifiche dell’educazione museale.

La presidente dell’associazione Marianna Di Rosa, educatrice museale che attualmente collabora come libera professionista con le Gallerie degli Uffizi e la Fondazione Palazzo Strozzi, spiega:

fondamentale per noi è comprendere quale tipo di formazione abbia acquisito chi esercita questa professione e a quale paga e contratto siano sottoposti, come questi lavorano e in che condizioni, per delineare un quadro quanto più possibile completo e portare, su questi dati, proposte e rivendicazioni nazionali.”

Sara Maccioni socia fondatrice di AIEM, specializzata in educazione all’arte e al patrimonio precisa:

noi che da anni tentiamo di esercitare questa professione nei luoghi della cultura sappiamo bene quali siano le enormi difficoltà da affrontare quotidianamente che vanno da l’esternalizzazione dei servizi, all’obbligo di partita IVA, al precariato fino alla sospensione o perdita del lavoro in questi ultimi due anni, in seguito all’emergenza sanitaria da COVID-19. Inoltre, la ore di studio e progettazione delle attività non vengono quasi mai retribuite. Per non parlare della miriade di corsi e workshop più o meno professionalizzanti attivi in Italia. Occorre fare chiarezza e ordine.” Conclude dicendo: “come si può pensare di garantire servizi ai cittadini, alle scuole e a tutte le comunità senza avere il giusto riconoscimento professionale?

Il questionario L’educatore museale: formazione e professione può essere compilato in pochi minuti ed è possibile trovarlo sulla pagina Facebook di AIEM.

L’associazione ha in programma per il prossimo autunno numerosi incontri e progetti, una conferenza stampa presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e ha da poco dato il via alla campagna associativa per quest’anno, una sezione del loro sito spiega come diventare soci

“L’educatore museale: formazione e professione”: https://forms.gle/DZEzzACY4uw5skaD7